Il Mito del CANCRO

 

Il Cancro è il primo dei segni d'Acqua ,femminile e di natura cardinale.

Il suo governatore è la Luna. In questo segno si dispiega in tutta la sua potenzialità la forza femminile; l'acqua rappresentata qui è quella del liquido amniotico: l'acqua portatrice di vita.

Il Cancro si sincronizza nel periodo tra Giugno e Luglio, il quel momento la terra è rigogliosa e pregna, l'atmosfera estiva è permeata da un caldo-umido, ed è la stessa che circonda il feto nell'utero materno.

La Luna è la grande tessitrice dell'esistenza.

Nell'allegoria ad ogni segno viene dato un compito ed un dono. Il compito del Cancro è quello d'insegnare agli uomini l'emozione che gli viene data in dono dalla famiglia; la famiglia di cui si parla è quella umana, la casa degli avi: l'ereditarietà.

Gli viene così raccomandato di renderla prospera ma ciò sarà possibile solo prendendo coscienza di sè.

Il mito corrispondente al segno del Cancro è quello di Edipo.

Tutti noi sappiamo la storia di quest'uomo  che aveva per fatalità ucciso suo padre e sposato senza saperlo sua madre, ma pochi conoscono l'antefatto.

Perchè Edipo deve sopportare su di sé un così grave fardello? Perchè sul padre di lui gravava una maledizione.

Laio, padre di Edipo, ci viene presentato nel mito come un individuo istintivo e passionale, vissuto dalle sue emozioni e profondamente egoista, dedito al soddisfacimento delle brame. Si innamorò di un giovinetto, Crisippo, e consumò con lui un rapporto omosessuale.

Nelle varie traduzioni c'è chi dice che Crisippo si sia suicidato non reggendo alla vergogna, c'è chi dice sia stato ucciso dallo stesso Laio, comunque la sua giovane vita fu interroppa violentemente. Così il padre del giovane, il vecchio Pelope, lanciò a Laio una maledizione: “ se tu avrai un figlio maschio, un giorno lui ti ucciderà”.

Laio si recò all'oracolo di Delfi dal quale apprese che se avesse avuto un figlio egli lo avrebbe ucciso e avrebbe poi sposato sua madre.

Purtroppo Laio essendo un essere violento ed istintivo, un giorno sotto l'azione del vino si congiunse con Giocasta e generò un figlio: Edipo.

Poiché temeva di affrontare il proprio fato e di assumersi le proprie responsabilità, Laio abbandonò Edipo sul monte Licona legandolo per i piedi ad un albero, infatti il nome Edipo significa proprio “piedi gonfi”.

Il bambino venne  raccolto da un pastore che lo portò ai regnanti di Corinto che non avevano avuto figli.

Edipo crebbe così pensando che quei genitori fossero realmente i suoi fino a che un giorno un invitato gli rivelò che non era figlio loro, il giovane interrogò i genitori putativi che però negarono tutto.

In preda al dubbio, decise di recarsi all'oracolo di Delfi per conoscere il proprio fato. L'oracolo sentenziò : “Un giorno tu ucciderai tuo padre e sposerai tua madre”.

Credendo in buona fede che i regnanti di Corinto fossero realmente i suoi genitori, Edipo, per non incorrere nel terribile fato, non tornò a casa, e fuggì verso Tebe proprio mentre Laio, mosso dalla curiosità di sapere che sorte avesse avuto sui figlio, si stava recando anch’egli all'oracolo di Delfi.

Si incontrarono così padre e figlio come due sconosciuti in uno stretto passo di montagna.

Edipo all'intimidazione” ragazzo, fai largo al re” non si spostò poiché come suo padre aveva un carattere violento e permaloso, allora Laio lo colpì col bastone e intimò all'auriga di passare.

La ruota del carro ferì il piede di Edipo; per la seconda volta suo padre lo ferì attraverso i piedi; e il giovane accecato d'ira uccise Laio ed il cocchiere.

Dopo di che si recò a Tebe, in quel tempo la città era afflitta dal flagello della Sfinge mandata da Era per punire i Tebani poiché avevano concesso a Laio, fautore del delitto omosessuale, che continuasse a  regnare.

La Dea  Era rappresenta la forza di natura femminile e la protettrice della specie.

Per liberarsi dal flagello della Sfinge i tebani dovevano risolvere l'enigma che essa proponeva:” C'è sulla terra un animale che può avere quattro, due o anche tre gambe ed è sempre chiamato con lo stesso nome. E' il solo che può muoversi tra gli esseri viventi che si muovono in terra, in cielo e in mare, che muti natura. Quando egli cammina su un maggior numero di piedi la velocità delle sue estremità è minore.”

Nessuno riusciva a risolvere l'indovinello, così Edipo si recò sul monte Ficio e risolse l'enigma:” tu intendi dire l'uomo, che cammina carponi quando è piccolo e quando è vecchio si aiuta col bastone".

Risolse l'indovinello e la Sfinge vinta si gettò dal monte. Poi tornò a Tebe e sposò Giocasta come ricompensa per l'azione eroica.

Dopo anni di governo ci fu un'improvvisa carestia seguita da pestilenza e vennero mandate messi all'oracolo di Delfi che così rispose:” Trovate l'assassinio di Laio, così gli dei placheranno la loro ira”.A questo punto Tiresia, il vecchio saggio cieco ma capace di vedere con gli occhi dell'anima,  più volte schernito da Edipo, disse al re:” Cosa faresti ad un uomo che dorme con la madre ed ha ucciso suo padre?”

Quello rispose:”il massimo della pena”.Fu così che Tiresia gli rivelò chi fosse ed Edipo finalmente comprese tutto.

Arrendendosi al suo destino il re si diede il massimo della pena accecandosi, comprendendo anche di essere stato lui, fino a quel momento, il vero cieco. Poi abbandonò Tebe e divenne un mendicante.

Il viandante rappresenta l'uomo che di fronte a sé ha il cammino della conoscenza; ogni uomo è un viandante. Edipo, come dice Kerenyi, era diventato “l'eroe sofferente”.

Fino a che fu re, credendosi potente non si accorse di essere stato uno zimbello nelle mani del destino, mentre divenendo un viandante ed avendo abbandonato ogni sicurezza fittizia, gli era stata data la possibilità  di conoscere la Verità.

Dopo alcuni anni giunse al boschetto inviolabile delle Erinni, lì avrebbe dovuto attendere la sua morte, venne avvertito dal fulmine di Giove e con passo sicuro si avviò verso l'entrata degli inferi.

Accettò il suo Fato senza opporsi, con grande saggezza e finalmente si reintegrò all'elemento naturale, senza più alcuna paura.

Avendo espiato la maledizione familiare diventò un essere libero, cosciente di sé e delle proprie origini.

Dopo la sua morte divenne il protettore del luogo che l'accolse, la tomba portava una scritta semplice e commovente perchè racchiudeva il destino dell'eroe:” Sulla mia schiena porto malva ed asfodeli dalle mille radici, sul mio petto Edipo, figlio di Laio”.

Scoprendo il padre in lui si era finalmente liberato dalla maledizione e potè  così come uomo reintegrarsi con il cuore nel tutto.

Solo dopo un lungo e difficile percorso, l'uomo Edipo fu assunto, così, nel regno dell'Olimpo.

"Dio disse:

A te Cancro,

do il compito di esprimere sentimenti ed emozioni.

Dovrai amare ogni creatura della Terra

e insegnare all'uomo a farlo.

Ricorda che il tuo amore dovrà essere rivolto all'intera Umanità,

e non solamente alla tua famiglia.

Perchè tu possa svolgere il tuo compito,

ti dono i talenti della sensibilità, dell'empatia e della tenerezza.

Usali con saggezza,

senza farti sommergere dalle tue e dalle altrui emozioni,

senza subire e infliggere ricatti affettivi.

Gli ostacoli che dovrai superare saranno attaccamento,

insicurezza e paura dell'abbandono.

Con espressione dolce, Cancro ritornò al suo posto."

tratto da " La missione dei dodici eroi" di Rita Casati